<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">
  <channel>
    <title>Femminismo on manuel uberti</title>
    <link>https://manueluberti.eu/tags/femminismo/</link>
    <description>Recent content in Femminismo on manuel uberti</description>
    <generator>Hugo -- gohugo.io</generator>
    <language>it_IT</language>
    <managingEditor>manuel.uberti@mailbox.org (Manuel Uberti)</managingEditor>
    <webMaster>manuel.uberti@mailbox.org (Manuel Uberti)</webMaster>
    <lastBuildDate>Sat, 01 Mar 2025 00:00:00 +0000</lastBuildDate>
    <atom:link href="https://manueluberti.eu/tags/femminismo/feed.xml" rel="self" type="application/rss+xml" />
    <item>
      <title>Dire l'opposto</title>
      <link>https://manueluberti.eu/posts/2025-03-01-opposto/</link>
      <pubDate>Sat, 01 Mar 2025 00:00:00 +0000</pubDate><author>manuel.uberti@mailbox.org (Manuel Uberti)</author>
      <guid>https://manueluberti.eu/posts/2025-03-01-opposto/</guid>
      <description>&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;The master&amp;rsquo;s tools will never dismantle the master&amp;rsquo;s house.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;mdash; &lt;em&gt;Sister Outsider&lt;/em&gt;, Audre Lorde&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Nel corso della mia carriera come sviluppatore software ho avuto l&amp;rsquo;opportunità
di lavorare per varie aziende, sia italiane che straniere. Un percorso che, da
un lato, mi ha impedito di crescere all&amp;rsquo;interno di una singola realtà,
dall&amp;rsquo;altro mi ha permesso di conoscere tante persone. Do molto valore a questa
esperienza, perché mi ha fatto maturare in modi magari non strettamente legati
alla carriera professionale ma non per questo meno preziosi. Anzi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il mio divenire me stesso è stato accompagnato, tuttavia, da una spiacevole
costante. In ogni ufficio che ho attraversato e con tutti i team con cui ho
collaborato non è mai venuta a mancare una malsana dose di maschilismo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Durante i primi tempi della mia carriera non reagivo a quanto succedeva,
rivelandomi così, attraverso il mio silenzio omertoso, complice più o meno
inconsapevole dei fatti di cui ero testimone. Fuggire da me e capire che stare
zitto mi rendeva non meno colpevole degli altri ha richiesto, e per certi versi
sta ancora richiedendo, un lungo e intenso processo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se è vero che grazie alla &lt;a href=&#34;https://manueluberti.eu/posts/2024-07-15-ba-journey/&#34;&gt;filosofia&lt;/a&gt; ho
cominciato a guardare meglio dentro di me, è altrettanto vero che i primi
incontri con l&amp;rsquo;attivismo hanno palesato l&amp;rsquo;insufficienza della mia posizione.
Sono sulla buona strada, certo, ma ho fatto solamente due passi in avanti. C&amp;rsquo;è
ancora parecchio da fare per superarmi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tuttavia, so di essere cambiato quel tanto che basta per avere rotto
definitivamente il muro del mio silenzio. A titolo di esempio voglio portare un
recente episodio accaduto in ufficio nel quale l&amp;rsquo;urgenza di obiettare alle
parole degli altri ha trovato la mia voce.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Durante una pausa dagli schermi, alcuni colleghi si sono lanciati in una serie
di commenti riguardo la presunta incapacità delle donne quando si tratta di
programmazione informatica. Al termine di uno scambio di battute piuttosto
divertenti dal loro punto di vista, uno di loro si gira e mi domanda: &amp;ldquo;E tu cosa
ne pensi, Manuel?&amp;rdquo;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Io: &amp;ldquo;Esattamente l&amp;rsquo;&lt;em&gt;opposto&lt;/em&gt; di quello che pensate voi.&amp;rdquo;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il discorso è capitolato in fretta. L&amp;rsquo;autore della domanda ha provato a portare
la sua esperienza a favore della sua tesi, ma non è servito a nulla visto che,
per sua ammissione, si tratta di un&amp;rsquo;esperienza limitata. Al tempo stesso, di
sicuro non sarà stata la mia reazione a fare cambiare opinione a lui o agli
altri, ma non importa. Dissentire era necessario. Dare fastidio vien da sé.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Al di là del mio rifiutare beceri stereotipi, il problema è la normalità con cui
essi persistono negli ambienti di lavoro in cui mi vengo a trovare. Una
normalità convincente al punto tale che il cameratismo non solo è dato per
scontato, ma non è mai nemmeno messo in discussione. Fra uomini e su temi
specifici si è assolutamente certi di trovare conferma del proprio sentire nel
collega di fianco, anche quando lo si conosce poco o proprio per nulla.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Io invece trovo che sia un piacere respingere determinate posizioni perché in
esse non mi riconosco. È un piacere mettere in crisi la presunta convinzione di
trovarsi fra propri simili e per forza di cose in comune accordo. È un piacere,
insomma, causare dispiacere.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Le persone non si radicalizzano combattendo le battaglie degli altri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;mdash; &lt;em&gt;Manifesti femministi&lt;/em&gt;, Deborah Ardilli&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
</description>
    </item>
    <item>
      <title>La realtà del patriarca</title>
      <link>https://manueluberti.eu/posts/2025-01-29-patriarca/</link>
      <pubDate>Wed, 29 Jan 2025 00:00:00 +0000</pubDate><author>manuel.uberti@mailbox.org (Manuel Uberti)</author>
      <guid>https://manueluberti.eu/posts/2025-01-29-patriarca/</guid>
      <description>&lt;p&gt;Anche con l&amp;rsquo;aiuto del senno di poi, se devo indicare il punto più basso toccato
nel mio percorso di &lt;a href=&#34;https://manueluberti.eu/posts/2024-07-15-ba-journey/&#34;&gt;laurea triennale&lt;/a&gt; il
pensiero va sempre alla stessa aula e allo stesso docente. Quella stessa aula in
cui quello stesso docente cercò di convincerci del valore letterario di un testo
che ogni aspirante bigotto deve avere a portata di mano, ovvero &lt;a href=&#34;https://manueluberti.eu/posts/2022-04-13-il-cavallo-rosso/&#34;&gt;&lt;em&gt;Il cavallo
rosso&lt;/em&gt;&lt;/a&gt; di Eugenio Corti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In un&amp;rsquo;altra occasione il docente in questione, che spesso amava interrompere il
flusso della sua esposizione con baldanzosi aneddoti sul suo conto alternati a
divagazioni dallo sperato effetto umoristico, si lanciò in un&amp;rsquo;aggressione
verbale rivolta ad alcune università inglesi e americane. Il nocciolo della sua
polemica era che in quegli atenei erano stati rimossi dai curricula dei classici
greci come Eschilo perché considerati inappropriati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lì per lì, lo ammetto, ci cascai. Guarda un po&amp;rsquo;, mi dissi, uno che ha capito che
la &lt;em&gt;cancel culture&lt;/em&gt; è dannosa. Poi però sono tornato più e più volte alle sue
parole, specialmente dopo che mi si è rivelato fino in fondo attraverso Eugenio
Corti, e due considerazioni hanno capovolto la mia posizione di partenza. Primo,
per il docente problematizzare gli incesti e gli stupri nei testi era del tutto
fuori luogo alla luce del valore estetico in gioco. Secondo, il fatto che la
donna in quei classici non di rado emerga come fragile, subordinata,
appropriabile e misurabile in termini di funzione del proprio corpo, era
perfettamente in linea con quello che Corti, e di riflesso il docente, pensava
delle &lt;em&gt;sue&lt;/em&gt; donne.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mi è tornato in mente tutto questo mentre leggevo &lt;a href=&#34;https://www.meltemieditore.it/catalogo/realismo-patriarcale/&#34;&gt;&lt;em&gt;Realismo
patriarcale&lt;/em&gt;&lt;/a&gt; di
Martina Miccichè, il nuovo libro di un&amp;rsquo;autrice la cui voce sulla contemporaneità
è fra le più interessanti in circolazione. Ad un anno di distanza da
&lt;a href=&#34;https://manueluberti.eu/posts/2025-01-06-periferia/&#34;&gt;&lt;em&gt;Femminismo di periferia&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;, Miccichè
ritorna, se possibile, anche più furiosa e decisa nelle sue argomentazioni, ma
perché si fa carico di un peso, direi, di molto maggiore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In &lt;em&gt;Realismo patriarcale&lt;/em&gt;, infatti, Miccichè estende il suo raggio di incidenza
tematica in modo da completare il quadro che &lt;em&gt;Femminismo di periferia&lt;/em&gt; aveva
cominciato a delineare. Se nella prima opera si trattava di riposizionarci per
capire il significato più profondo dei margini e di chi li abita e vive, qui
quegli spazi e quelle vite vengono riarticolate in vista di un più ampio
percorso lungo il complicato e pericoloso intreccio fra capitale e patriarcato.
Ancora una volta, Miccichè non si nasconde e fa di piccoli, si fa per dire,
episodi privati i momenti di avvio per perlustrare quel sistema di oppressioni
interagenti, come lei stessa lo definisce&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;, in cui esistiamo e ignorando il
quale chi può permetterselo vede soltanto fin dove &lt;em&gt;vuole&lt;/em&gt; vedere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La trasparenza di Miccichè, che fa della chiarezza nella scrittura un vero e
proprio atto politico, colpisce e sa fare male sul serio. Ciò rende &lt;em&gt;Realismo
patriarcale&lt;/em&gt;, ancor più di &lt;em&gt;Femminismo di periferia&lt;/em&gt;, un libro facile da leggere
e duro da digerire, come sottolinea giustamente Rachele Borghi nella prefazione,
quasi Miccichè avesse preso alla lettera le parole di Kafka sul testo come ascia
nel mare ghiacciato dentro di noi. Ma è proprio questo il metodo migliore per
comunicare verità scomode ed essere sicure che non ci siano fraintendimenti.
Quello che bisogna dire va detto in modo che chiunque lo possa comprendere. Se
non scrivesse per tutte e per tutti, Miccichè tradirebbe se stessa, e a me non
sembra un&amp;rsquo;autrice interessata a contraddirsi per ora.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La categoria &lt;em&gt;realismo patriarcale&lt;/em&gt; trova il suo compimento letterario ne &lt;em&gt;Il
cavallo rosso&lt;/em&gt;. Non so se Martina Miccichè abbia letto o meno Eugenio Corti. In
caso negativo, mi verrebbe da consigliarle di starne quanto più possibile alla
larga, ma penso che non abbia alcun bisogno di me per annusarne il fetore
reazionario e reagire di conseguenza. Quello che conta è che, invece di
lasciarci con un voluminoso e irrilevante monumento alla propria chiusura
mentale, Miccichè preferisce intavolare un discorso faccia a faccia con noi per
costringerci a riprendere in mano la storia, a trasformare il presente senza che
il passato sia un impedimento in vista del futuro che &lt;em&gt;davvero&lt;/em&gt; vogliamo.&lt;/p&gt;
&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;
&lt;hr&gt;
&lt;ol&gt;
&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;
&lt;p&gt;Miccichè, &lt;em&gt;Realismo patriarcale&lt;/em&gt;, p. 156.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;/ol&gt;
&lt;/div&gt;
</description>
    </item>
    <item>
      <title>Dalla periferia con furore</title>
      <link>https://manueluberti.eu/posts/2025-01-06-periferia/</link>
      <pubDate>Mon, 06 Jan 2025 00:00:00 +0000</pubDate><author>manuel.uberti@mailbox.org (Manuel Uberti)</author>
      <guid>https://manueluberti.eu/posts/2025-01-06-periferia/</guid>
      <description>&lt;p&gt;Non so mai come qualificare il mio rapporto con i social. Da un lato non perdo
occasione per criticarne la superficialità della gran parte dei contenuti e
insultarli per il tempo che mi fanno perdere; dall&amp;rsquo;altro, c&amp;rsquo;è una percentuale
più o meno grande di valore aggiunto alla mia vita grazie ad essi. Senza i
social, per esempio, non sarei mai incappato in &lt;a href=&#34;https://linktr.ee/martimicci&#34;&gt;Martina
Miccichè&lt;/a&gt; e non avrei mai saputo dell&amp;rsquo;esistenza
del suo libro &lt;a href=&#34;https://sonda.it/prodotto/femminismo-di-periferia/&#34;&gt;&lt;em&gt;Femminismo di
periferia&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Miccichè è una scienziata politica, una fotoreporter e un&amp;rsquo;attivista
dall&amp;rsquo;approccio intersezionale e antispecista. Scrive una newsletter di nome
&lt;em&gt;Buccia&lt;/em&gt; e a me sembra che non si fermi mai, neanche per tirare il fiato. Chi
l&amp;rsquo;ha vista presentare &lt;em&gt;Femminismo di periferia&lt;/em&gt; dal vivo parla di &lt;a href=&#34;https://rewriters.it/femminismo-di-periferia-un-libro-dal-margine-della-citta/&#34;&gt;serate
travolgenti&lt;/a&gt;
ed &lt;a href=&#34;https://open.spotify.com/episode/3WvolikgVl6Fq1TdH8WIie?si=8ad96b2a72ae4362&#34;&gt;esperienze
intense&lt;/a&gt;
dove la rabbia appassionata dell&amp;rsquo;autrice emerge con tutta la sua forza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;È pur vero che bastano poche pagine del libro in questione per percepire con
quale umore Miccichè stia scrivendo. Partendo dal quartiere milanese in cui è
cresciuta, la Comasina, l&amp;rsquo;autrice analizza tutte le implicazioni della tremenda
opposizione centro-periferia. Cosa significa vivere in centro se non &lt;em&gt;essere&lt;/em&gt; al
centro? E per converso, che impatto ha &lt;em&gt;esistere&lt;/em&gt; fuori da esso? Dal suo essere
socialmente costruita al bisogno di de-costruirla collettivamente, la relazione
centro-periferia investe spazi che non sono solo geografici, ma esistenziali,
economici e, prima di tutto, politici. I corpi umani e non umani intrappolati
nella distanza dal centro sono segnati da una differenza che ne sancisce lo
statuto ontologico inferiore rispetto a quello di chi gode del privilegio di
poter usufruire del centro. Esistere fuori da esso, dunque, è anche &lt;em&gt;resistere&lt;/em&gt;
ad esso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La restrizione degli spazi vitali e la riduzione del valore sociale di luoghi e
corpi è comprensibile solo se le si osserva da più punti di vista. Miccichè,
allora, lavora in modo da non concentrare il proprio sguardo su un&amp;rsquo;unica
limitante traiettoria. Per capire le vite ai margini è necessario prima capire
cosa sono quei margini e le conseguenze che abitandoli ci si porta dietro. Si
nasce marginalizzati o lo si diventa? Si vive in periferia o si è la periferia?
Il &lt;em&gt;fuori&lt;/em&gt; messo a tema qui è un &lt;em&gt;al di là&lt;/em&gt; del centro che quest&amp;rsquo;ultimo sceglie,
ogni giorno, di allontanare sempre di più. Davanti alla periferia il centro si
volta dall&amp;rsquo;altra parte, ne rifiuta le ragioni e contribuisce ad indebolirne le
certezze e le sicurezze in nome di uno status quo che si sceglie,
perentoriamente, di non mettere in discussione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Genere, razza e specie sono le categorie con le quali Miccichè interpreta la
periferia, ma è anche grazie ad essa che la marginalizzazione di determinate
categorie può essere colta nella sua complessità. Il maschilismo che soggiace
all&amp;rsquo;organizzazione capitalistica del centro si traduce ai margini con esperienze
che diventano chiare solo se illuminate da chi, in quei margini, è cresciuta
guadagnando, volente o nolente, la prospettiva giusta. La violenza di genere in
tutte le sue sfaccettature non è una prerogativa inspiegabile della periferia,
ma è resa possibile e sostenuta dal centro che, separandosene consapevolmente,
le permette di svilupparsi togliendole visibilità. Il razzismo che esclude da
qualsiasi garanzia sociale ed economica è incluso dal centro come necessario
correlato da espellere, in modo da assicurare il livello minimo di decoro
richiesto per rimanere centro in quanto tale. Rimossi, &lt;a href=&#34;https://www.vandaedizioni.com/prodotto/carne-da-macello-la-politica-sessuale-della-carne/&#34;&gt;referenti
assenti&lt;/a&gt;,
gli animali non umani costretti nella macchina di produzione sono confinati
nella periferia, ridotti a cose per diventare oggetti di consumo, mentre il
centro antropico concede appena un poco di spazio agli &lt;em&gt;altri&lt;/em&gt; non umani, quelli
che ha selezionato per sé.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sono cresciuto in una periferia che pensavo non avesse troppo in comune con la
Comasina di Miccichè e che mi ha nascosto molte delle realtà descritte in
&lt;em&gt;Femminismo di periferia&lt;/em&gt;. Oggi che da anni vivo altrove, è solo grazie a questo
libro che ho imparato a vederne tutte le contraddizioni, a riconoscerne le
eccedenze, a biasimarne le omissioni. Solo adesso capisco che tutto quello che
mancavo di vedere era costruito per non essere visto. Solo decentrandomi ho
potuto vedere il centro.&lt;/p&gt;
</description>
    </item>
  </channel>
</rss>
