A un tratto le sembra che quel fatto sia soltanto una smagliatura, un’interruzione nella trama delle cose, e a riempirla una storia vale l’altra.

Atto di famiglia, Alessandra Carati

Raramente penso al divorzio dei miei genitori. Ero appena uscito di casa, stavo già per rifarmi una vita altrove. Sento di non avere mai capito quanto è successo o perché sia successo in quel determinato modo e non in un altro. Non ne parlo mai né ci ripenso mai, come se fosse qualcosa di secondario. E del resto è così che ho imparato a viverlo: come un fatto indipendente da me.

La mia è stata una fuga, in un certo senso, dettata dall’incapacità di affrontare quel periodo della mia vita in modo razionale. Con la scusa di avere lasciato casa per continuare altrove, ho voltato le spalle senza fare e senza farmi le opportune domande. Ho proseguito per lo più ignorando i motivi del divorzio, riducendoli a una mancanza di affetto e semplificandomi così il doverci fare i conti.

Alessandra Carati con il suo Atto di famiglia mi ha insegnato che il divorzio dei miei genitori è tutto meno che qualcosa che posso mettere da parte. Mi ha fatto capire che per conoscermi per chi sono davvero quell’episodio è ineludibile. Va indagato, piuttosto, per comprendere meglio tutte le parti in causa senza cercare conclusioni facili e affrettate.

È proprio con il soffermarsi a turno sulle persone protagoniste della vicenda che Carati mi ha obbligato a riprendere in mano l’accaduto. Invece di offrire una risposta valida per spiegare definitivamente ciò che è successo, l’autrice monzese sceglie prospettive multiple che costringono a rimettere continuamente in questione cause e conseguenze del dissolversi del nucleo familiare. Non si tratta di scegliere una posizione specifica, ma di accettare le inevitabili variabili che rendono ogni esperienza unica.

Carati misura le parole lasciando al non detto il compito di riempire i vuoti spaziali e temporali. Atto di famiglia impone in questo modo le sue linee bianche, tracciando un percorso aperto nella violenza che distrugge la coppia e che ricade impietosamente sulla figlia.

È lei, infatti, a sopravvivere alla disgregazione della famiglia. Incompresa da chi la circonda, con i tratti della madre e del padre che si intrecciano nella sua personalità senza potersene fare una ragione, si nega la possibilità di un confronto costruttivo con i genitori perché il trauma non le dà alcuna tregua, ma anche perché ciò che si è incrinato non si può più aggiustare.

Da adulta il tempo non è più dalla sua parte. I genitori lentamente svaniscono, prede della vecchiaia. A lei rimangono solo frammenti di un rapporto che non l’ha mai vista al centro del dialogo. In secondo piano mentre la famiglia voltava pagina, si trova dunque relegata nell’impossibilità di negoziare ancora qualche parola con il padre e con la madre. Sola, senza conoscersi, non verrà mai a capo delle conseguenze dell’amore.